La sicurezza urbana può essere definita come quella sfera del bene pubblico che garantisce la vivibilità e il decoro delle città, promuovendo contemporaneamente la coesione sociale.

Si tratta di un ambito che si è esteso progressivamente negli ultimi decenni, fino a comprendere anche la riqualificazione e il recupero delle aree più degradate. La sicurezza urbana, quindi, non si occupa solo di repressione e controllo della criminalità, ma include anche tutte quelle attività finalizzate a favorire l’inclusione sociale.

Il contributo della vigilanza privata a questo particolare settore della pubblica sicurezza è divenuto sempre più importante negli ultimi anni, ed è destinato a crescere nel prossimo futuro. E questo per una duplice ragione: inadeguatezza della forza pubblica e aumento dell’insicurezza percepita.

Sono note a tutti le carenze strutturali della sicurezza pubblica nel nostro Paese. Le forze dell’ordine risultano sottodimensionate rispetto alla vastità dei loro compiti. A questo si aggiungano i continui tagli alla spesa pubblica, che aggravano ulteriormente la situazione.

In secondo luogo, esiste uno squilibrio tra sicurezza reale e sicurezza percepita dai cittadini. Nel panorama contemporaneo, quindi, la sicurezza urbana assume il significato più ampio di bene pubblico ad elevato valore sociale. Non significa solo prevenire e reprimere la criminalità nelle città, ma anche garantire il benessere della comunità e promuovere una generale sensazione di tranquillità e protezione, venuta meno negli ultimi tempi.

E in quest’accezione allargata, la sicurezza urbana richiede necessariamente la partecipazione di soggetti privati, in grado di moltiplicare le forze e garantire una presenza capillare sul territorio. La vigilanza privata rappresenta sicuramente l’interlocutore privilegiato di qualsiasi attività realizzata nell’ ambito della sicurezza urbana.

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Vigilanza privata e sicurezza urbana

Il rapporto tra vigilanza privata e sicurezza urbana non è una caratteristica dei nostri tempi, ma risale addirittura alla seconda metà del 1800, e in particolare al periodo post-unitario.

È del 1865 la prima legge (2248) che sancisce ufficialmente la nascita di questa collaborazione. Con questa norma venne concessa la possibilità di affidare la custodia delle terre a guardie private. Già allora, la sicurezza pubblica era percepita come inadeguata.

Ma la vera svolta si ebbe a partire dagli anni 50 del Novecento. Gli anni della ricostruzione post-bellica, caratterizzati dal boom economico e da profonde trasformazioni sociali. Ci fu  una massiccia urbanizzazione per via dei fenomeni migratori verso le grandi città. Insieme alla popolazione, nelle città aumentarono i reati e la criminalità.

La macchina statuale era impreparata a fronteggiare la situazione. Cresceva la criminalità, aumentava il bisogno di protezione dei cittadini. Iniziò gradualmente a farsi strada un’idea di sicurezza partecipata, integrativa e non sostitutiva della sicurezza pubblica.

Sicurezza urbana partecipata: “Mille occhi sulle città”

“Mille occhi sulle città “è un protocollo d’intesa siglato nel 2010 tra il ministero dell’interno e gli istituti di vigilanza privata per potenziare la sicurezza urbana. Viene ribadito il ruolo sociale della vigilanza privata in ambito sicurezza urbana, ampliandone il raggio d’azione sul territorio.

Si stabilisce una cooperazione più stretta tra istituti di vigilanza privata e forze di polizia nel monitoraggio di tutte le situazioni sensibili e potenzialmente a rischio presenti nelle diverse città. Si istituisce un sistema operativo di collaborazione informativa tra potere pubblico e vigilanza privata.

In virtù di quest’intesa, le guardie giurate sono tenute a segnalare tempestivamente alle forze dell’ordine qualsiasi anomalia rispetto alla sicurezza urbana, sicurezza stradale o i servizi pubblici essenziali.
In particolare, secondo quanto previsto dal Protocollo d’intesa siglato tra la prefettura di Roma e Roma Capitale,  la collaborazione informativa riguarda:

a) la presenza di mezzi di trasporto o di persone sospette;

b) l’eventuale fuga di mezzi o persone dal luogo del delitto;

c) la segnalazione di auto o moto rubate;

d) la segnalazione di bambini, persone anziane, persone in stato confusionale ed in evidente difficoltà;

e) la segnalazione della presenza di ostacoli sulle vie di comunicazione;

f) l’interruzione dei servizi di fornitura di fonti energetiche;

g) la segnalazione di allontanamento da presidi ospedalieri di persone anziane o in trattamento sanitario obbligatorio;

h) la segnalazione di ogni altra situazione che faccia ritenere imminente la commissione di reati;

i) le situazioni particolarmente significative di degrado urbano e disagio sociale.

Come si vede, la vigilanza privata può segnalare anche situazioni di emarginazione e disagio.  A conferma che la sicurezza urbana include una funzione preminente di coesione sociale all’interno delle comunità cittadine.

Sicurezza urbana integrata: la vigilanza privata nel decreto Minniti

Il decreto legge del 20 febbraio 2017 , cosiddetto decreto Minniti, segna un’altra tappa importante nella collaborazione tra Stato e vigilanza privata nell’ambito della sicurezza urbana.

All’interno dei Patti per la sicurezza urbana previsti nel decreto e d’intesa col Prefetto, i sindaci possono individuare tutti gli interventi necessari alla prevenzione e contenimento dei reati nelle città. La novità introdotta consiste nella possibilità di integrazione tra impianti privati e comunali con finalità di sicurezza urbana.

Si configura un nuovo sistema di gestione della videosorveglianza pubblica, che nell’interesse della collettività si apre alla partecipazione della vigilanza privata. Si tratta della cosiddetta videosorveglianza intelligente, per la quale sono stati destinati fondi appositi. Sette milioni di euro per il 2017 e di 15 milioni di euro sia per il 2018 e 2019 a disposizione dei Comuni per il finanziamento dei relativi progetti.

Anche i privati possono mettere in opera sistemi di sorveglianza tecnologicamente avanzati, dotati di software di analisi video per il monitoraggio attivo. Gli allarmi vengono inviati a centrali delle forze di polizia o di istituti di vigilanza privata convenzionati.

Giama: vigilanza privata al servizio della sicurezza urbana

Giama è un istituto di vigilanza privata attivo a Roma e nel Lazio dal 2005. Garantiamo un’altissima qualità dei servizi di vigilanza armata e sorveglianza non armata. Tecnologia, selezione del personale e formazione continua sono i nostri punti di forza.

Ci avvaliamo di una centrale operativa dotata di sistemi di videosorveglianza all’avanguardia. Selezioniamo accuratamente il nostro personale, scegliendolo spesso tra ex appartenenti alle forze dell’ordine. Dedichiamo un’attenzione particolare all’addestramento, formazione e aggiornamento delle guardie giurate.

La nostra esperienza più che decennale ci consente di avere una conoscenza approfondita del territorio, unitamente a una mappatura  puntuale dei fenomeni di criminalità e di emarginazione sociale.

Giama è un istituto di vigilanza privata che opera per garantire la sicurezza urbana a tutta la collettività  di Roma e del Lazio e non soltanto ai suoi clienti.

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